IL CURARE ED IL PRENDERSI CURA - di Caterina Asmone

2018-02-25

 

Oggi con quest’articolo, stimolato da una conversazione che avuta con un bravo osteopata e terapeuta, il dott. Gaspare SanfilippoScuola di Coo vuole far porre l’attenzione su un argomento fondamentale per chi fa della Naturopatia non solo una professione ma il suo stile di vita.

Nell’organizzazione sociale della vita degli individui, fin dai tempi dei tempi si hanno evidenze sulla distinzione dei vari ruoli coperti dai singoli: vi era chi approvvigionava il cibo alla comunità, chi lo conservava, chi insegnava e chi si prendeva cura degli altri. Da sempre nella storia dell’Uomo ci son state persone dedite alla cura dei loro compagni, da sempre c’è stato qualcuno che in maniera evidente e riconosciuta dalla comunità si è occupato dell’altro in base alle sue conoscenze ed esperienze. Curioso è l’utilizzo a questo proposito del verbo curare, che ha preso significati sostanzialmente diversi a seconda dell’ambito di riferimento.

Il Sabatini Coletti riporta: Curare,” Occuparsi di qlcu. o di qlco. con assiduità e premura”. Ma qualche rigo più sotto, specificando un ambito particolare, scrive: “Sottoporre un malato a cure mediche: c. i pazienti; mettere in atto la terapia atta a debellare una malattia: c. l'artrosi”.  Ecco che il verbo “curare” riduce drasticamente il suo significato di ampio respiro quando viene riferito all’ambito medico, dove assume una connotazione assai precisa e delimitata: la cura della malattia. Si perde così sempre più, nell’ambito medico odierno, la visione di insieme, dell’individuo della sua storia e della sua malattia, focalizzando l’attenzione solo su quest’ultima, come obiettivo finale di tutta la valutazione e del piano di trattamento. Tranne qualche eccezione portata avanti da qualche bravo medico, di solito la cura odierna si riferisce alla “sola malattia”, come se fosse un’entità a sé stante rispetto alla vita dell’individuo.  

Ben sappiamo che l’ambito in cui si muove la Naturopatia è quella del “benessere”, promuovendo in via preventiva una buona educazione nell’ambito degli stili di vita nel soggetto sano e stimolando processi omeostatici più vantaggiosi per il soggetto con patologia, per “accompagnarlo” a ritrovare un equilibrio psico-fisico-energetico migliore. Treccani riporta: “accompagnare v. tr. [der. di compagno] (…)–  Seguire una persona, andare con essa come compagno per affetto, onore o protezione.”  Ecco che la mentalità naturopatica si riappropria dell’iniziale significato del curare, ovvero di “prendersi cura”, e quindi di “accompagnare” l’individuo, per affetto, onore o protezione, o per qualsiasi altra cosa che può spingere una persona ad occuparsi dell’altro. E lo fa guardando e ascoltando, entrando in empatia. Tutto questo porta ad uno scambio, una crescita, che ognuno valorizzerà a suo modo, ma che riguarderà entrambi.  Il “pensare naturopatico” mi ricorda molto una splendida canzone di Battiato che non a caso si intitola “La cura”.  E allora buona "cura a tutti". 

 

Scuola di Coo