Il karma della mucca felice. di Caterina Asmone

2018-01-14

Per chi si interessa di Medicina Naturale e Naturopatia, un caposaldo nella sua formazione è la conoscenza delle antiche medicine tradizionali, e noi della Scuola di Coo puntiamo molto su questo, tanto è che il primo anno del nostro Corso di Naturopatia è basato proprio sullo studio di tre medicine tradizionali, la Medicina Tradizionale Mediterranea, la Medicina Tradizionale Cinese e l’Ayurveda. Oggi uno spunto di riflessione ce lo dà proprio l’utilizzo di un alimento in una pratica molto importante, anzi fondamentale dell’Ayurveda, e che è invece oramai “demonizzato” nel mondo occidentale: il latte vaccino. Una pratica fondamentale di riequilibrio e disintossicazione dell’ayurveda è il Panchakarma, e leggendo sulle procedure applicate vediamo che bere il latte vaccino è un cardine del processo di “pulizia” dell’organismo. Come possiamo giustificare una simile pratica, che effettivamente consente un miglioramento sostanziale del senso di benessere della persona, e le nostre conoscenze scientifiche attuali che dicono tutt’altro? Potremmo pensare che la razza umana si sia evoluta e in qualche modo cambiata per cui ciò che in passato era un alimento utile ora non lo è più, o anche che il latte vaccino è fatto per il vitello e non per l’uomo. Ma questo non ci spiega i risultati positivi ottenuti con le pratiche Ayurvediche. Eppure si sa che la caseina del latte (la principale proteina del latte che già a 70° precipita in una forma colloidale insolubile, estremamente collosa) può essere pericolosa nell’individuo, creando tutta una serie di disfunzioni se non addirittura patologie oltre che fonte di intolleranze alimentari. Molti sono i concetti che possono sostenere l’avversione per il latte vaccino, e vanno tutti considerati.  Tutto plausibile. Ma forse, per comprendere gli effetti positivi che comunque osserviamo nel Panchakarma, dobbiamo cambiare la chiave di lettura, ampliarla in una visione che va ben oltre la biochimica essenziale.  Se pensiamo per esempio che fino ad un secolo fa il latte veniva bevuto senza grossi problemi manifesti, non possiamo pensare che questa mancanza di effetti negativi fosse solo il frutto “dell’ignoranza” dell’epoca sugli effetti della caseina, o sul non saper riconoscere sintomi e segni che oggi individuiamo con più facilità. Potrebbe anche venire in mente che il latte era diverso da quello odierno, o ancora che il latte era veramente Latte, e non la “bevanda” che attualmente porta il suo nome. Ma c’è un altro punto su cui forse non riflettiamo abbastanza e che ha inevitabilmente effetti sulla qualità del latte, ovvero il modo in cui oggi viene prodotto il latte proposto dalla grossa commercializzazione, ben diverso dal Latte di un paio di secoli fa. Senza una fecondazione ed un parto la mucca, come tutti i mammiferi, non produce latte. I metodi di inseminazione artificiale, reiterati nel tempo in modo che il mammifero sia gravido il più tempo possibile della sua “vita” per aumentarne al massimo possibile la produzione, e per svincolarla dalla sua funzione primaria che è quella di allattare il vitello, oramai sono ampiamente conosciuti e sono metodologie estremamente violente e assolutamente innaturali, che si aggiungono ai modelli di allevamento intensivo, con cellette che spesso impediscono all’animale di muoversi. Potremmo continuare con le metodiche meccaniche di mungitura, per non parlare del fatto che i vitelli appena partoriti vengono allontanati immediatamente dalla madre, destinati ad altri scopi, ecce ecc. Evitiamo in questa sede di approfondire l’uso di mangimi impropri, antibiotici e quant’altro, perchè non è adesso questo che ci interessa portare all’attenzione.  Pensiamo invece alle violenze a cui “ l’uomo” sottopone questi animali, che sono atroci, e non sono molto dissimili a quelle effettuate dallo stesso “uomo” nei campi di concentramento nazisti o in qualche altro regime totalitario del pianeta che si esprime solo attraverso la tortura e la soppressione dei diritti elementari che sono invece insiti nel concetto di “VITA”.

A tal proposito giova ricordare che gli effetti di una tortura reiterata, di stress, di privazioni, di emozioni negative, non solo provocano alterazioni nell’individuo - uomo o animale che sia- che le subisce (e non pensiamo solo ai sopravvissuti dei lager sui quali sono stati eseguiti oramai numerosi studi, pensiamo in questo caso alla mucca ed al suo latte) ma anche nella prole dell’individuo colpito, tramite il “meccanismo epigenetico” (quindi in questo caso alle nuove future mucche, oltre che ai poveri vitelli e la loro carne). Pensare di trarre un “nutrimento sano” da un tal sistema, diciamolo, è da stolti. È come dire che vivere in un ambiente in cui la tortura è il modus vivendi imperante ci fa stare bene, mentre è esperienza comune che vivere sui dolori e sulle sofferenze altrui non ha mai prodotto niente di buono, né nell’immediato né a lungo termine.

Non molti di quelli che stanno leggendo questo scritto avranno avuto la fortuna ed il privilegio di bere un bicchiere di Latte appena munto (ovviamente previa bollitura), di una “mucca felice”, un animale lasciato libero al pascolo con altre mucche, cani capre con Uomini e quant’altro. È veramente buono! È su questo Latte che il Panchakarma conta per tentare di riequilibrare l’organismo, nel corpo, nella mente e nello spirito: il risultato di un ecosistema vitale, che produce benessere di per sé, perché forse in un tal sistema la caseina che produce sì un danno, diventa ben poca cosa di fronte ai benefici.

In quest’ottica  non si potrebbe bere il Latte tutti i giorni, 365 giorni l’anno, perché si deve sottostare ai ritmi biologici della mucca (che in una condizione di libertà non passa la vita ad essere ingravidata di continuo fino al suo esaurimento) e alle necessità del vitello. Tutto il sistema ritorna ad essere più equilibrato.  Ricordiamoci infine che, se è vero che il latte vaccino è nato per il vitello, ci sono tanti e tanti casi in natura in cui le mamme animali allattano cuccioli di specie diversa, che mandano a gambe all’aria quest’assunto.  Perché l’uomo dovrebbe fare eccezione, in un’ottica di rispetto della Vita, di convivenza e di mutuo sostegno, come era prassi nella vita di campagna di un secolo fa o poco più?

Per cui se si ha la fortuna di avere una “mucca felice” nei paraggi, ringraziamola del suo prezioso Latte, altrimenti forse val la pena di cominciare a pensare di spostare la nostra alimentazione altrove, (e non solo per i danni della caseina) per non compromettere nel tempo il nostro stato di salute e quello di altri esseri viventi ( in questo caso rappresentati dalle mucche). Perché se è vero che ci sono e ci saranno sempre uomini, o forse  è meglio definirli  “omuncoli”, poco rispettosi della vita, e che ritengono normale sfruttare a proprio piacimento e con qualsiasi mezzo  altri esseri viventi, l’Uomo che ha la coscienza di esser tale non può che inorridire davanti a questo comportamento innaturale, condannandolo a gran voce. E se il "potere" è più forte del singolo Uomo, la scelta più logica è che l'Uomo modifichi le scelte alimentari verso alimenti più salutari “per tutti” attraverso la diffusione della cultura del rispetto della vita e della natura, che sono poi i prinipi su cui basa i fondamenti la Naturopatia e la nostra Scuola di Coo

E allora un pò di latte di "mucca felice" per tutti ;-)