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Distonia Neurovegetativa 2

2017-12-16

Distonia neuro-vegetativa: limiti e virtù del trattamento osteopatico e l’importanza della biotipologia.  Seconda parte

Riprendiamo un importante argomento già trattato nella sezione degli articoli della Scuola di Coo, quello che riguarda il trattamento osteopatico delle “distonie neurovegetative”, ovvero delle disfunzioni del distretto del sistema nervoso autonomo, per esaminare ancor meglio la questione. Abbiamo già visto quanto la biotipologia possa svolgere un ruolo importante per determinare al meglio la reale utilità della terapia osteopatica (prognosi), ma adesso volgiamo la nostra attenzione su un altro punto importante, in grado di modulare l’attività del SNA, ancora poco conosciuto.

Proseguendo le nostre riflessioni sul sistema neurovegetativo, è giunto il momento infatti di porre l’attenzione su una componente essenziale del funzionamento dell’attività neuronale, che in genere viene poco considerata: la “nevroglia o glia”.

Classicamente la nevroglia è un gruppo istologico di cellule che comprende 2 categorie di cellule: la microglia (che appartiene al sistema dei monociti-macrofagi ed è dotata di fagocitosi, e dunque con funzione di modulazione infiammatoria e immunitaria) e la macroglia (astrociti, oligodendrociti, cellule ependimali e cellule di Schwann).

Gli astrociti sono gli elementi più abbondanti delle cellule della nevroglia (80%) e quasi la metà delle cellule contenute nel cervello e nel SNE. Ad essi la scienza ha riconosciuto fino a poco tempo fa un ruolo più che altro “passivo” di sostegno e protezione; nell’ultimo decennio invece, numerose ricerche stanno evidenziando un ruolo decisamente “attivo” dell’astrocita nel mantenimento dello stato di salute del tessuto nervoso. Gli astrociti rivestono infatti un ruolo particolarmente importante in quanto, oltre a rispondere allo stimolo di molecole pro-infiammatorie esogene o prodotte dalla stessa microglia attivata, producono anche fattori di crescita e neurotrofine essenziali per la sopravvivenza della cellula neuronale, e quindi per la sua buona funzionalità. Gli astrociti svolgono un ruolo fondamentale nella restitutio ad integrum di un tessuto colpito da infiammazione: nella flogosi non è più solo chiamato in causa il pool cellulare dei monociti-macrofagi-neutrofili (le cellule classiche della infiammazione acuta), ma anche quello degli astrociti, che, tramite la loro attività, decidono del decorso e degli effetti del processo infiammatorio sulla componente neuronale, e perciò decidono anche della funzionalità del neurone stesso.  Questa attività è fondamentale per la funzionalità di ogni parte del Sistema Nervoso, sia Centrale che Periferico che Autonomo.

Sebbene le ricerche in quest’ambito sono tutte rivolte fondamentalmente allo studio di malattie degenerative come il Parkinson o l'Alzheimer, dove l’alterata attività dell’astrocita risulterebbe alla base dei processi degenerativi neuronali caratteristici di tali patologie, non è difficile pensare che i medesimi meccanismi possano verificarsi anche in regioni diverse, per esempio nel Plesso di Auerbach e di Meissner, ovvero nel Sistema Nervoso Enterico. Che il SNE svolga un ruolo fondamentale nella regolazione del SNA in toto è oramai accettato da tempo.  Conoscere allora nuovi fattori che possono modularne o alterarne il funzionamento può risultare importante.

E veniamo al ruolo dell’osteopatia in tutto ciò.

Magari quei casi clinici che avevamo precedentemente inquadrato osteopaticamente come una distonia neuro-vegetativa, e che non avevano risposto in maniera soddisfacente al nostro piano terapeutico che prevedeva le classiche manovre “centrali” sul S.N.A., possono trovare una nuova possibilità di comprensione. Di fattori esogeni (batteri, tossine, mediatori chimici…) sulla parete della muscosa del canale del tubo digerente ne troviamo a dismisura; se l’integrità della mucosa viene mantenuta, non vi è possibilità di attivare le cellule dell’infiammazione o del sistema del MALT della sottomucosa, e tutto funziona come deve funzionare. Purtroppo i casi di mancata integrità della mucosa intestinale sono sempre più numerosi e si pensa che il coinvolgimento del “microbiota” (l'insieme di microorganismi simbiontici che convivono con noi nel nostro intestino) che perde la sua condizione equilibrata possa essere alla base dell’insorgenza di tali lesioni, che innescano il fenomeno dell’infiammazione.

 Il fatto di avere tra le cellule che modulano l’infiammazione anche l’astroglia, comporta un più rapido coinvolgimento della funzionalità neuronale vegetativa, rispetto ai legami proposti in precedenza nell’ambito del Sistema P.N.E.I., se l’infiammazione non viene rapidamente risolta. Alla luce di ciò associare alle manovre osteopatiche centrali, sui temporali o sul sacro, anche un intervento osteopatico “periferico” per aiutare il riequilibrio della funzionalità dell’intestino tenue mesenteriale, in quanto organo con maggior quantità di SNE (come ad esempio il trattamento della radice de mesentere), o ancora un trattamento biodinamico può risultare utile aiutare a ristabilire un equilibrio locale e generale. Ma anche con questo non possiamo considerarci pienamente soddisfatti a priori, poiché per dobbiamo considerare che altri fattori esogeni al corpo sono chiamati in causa nel determinare la risposta infiammatoria, sia come scatenanti in prima battuta che come perpetuanti il fenomeno infiammatorio in seconda battuta: per esempio l’esagerata presenza di zuccheri semplici nella nostra alimentazione che facilita il prevalere di batteri e miceti che utilizzano la via fermentativa,  ma anche gli additivi e le sostanze tossiche  alimentari. A questo punto importa sempre meno sapere se la disfunzione sia partita a priori come una distonia neurovegetativa o se lo sia diventata nel tempo per lo stato infiammatorio perpetuo, e nel piano terapeutico, oltre al trattamento osteopatico, converrà proporre anche una rieducazione nutrizionale. L’osteopatia abbraccia così la filosofia naturopatica cara alla Scuola di Coo, prendendosi cura della persona e non del sintomo. Rimodulando l’alimentazione abbiamo qualche possibilità  in più di intervenire in maniera efficacie e duratura sul riequilibrio della disbiosi oramai sempre più frequente, considerando però che un piano di rieducazione nutrizionale non può non essere correlato alla biotipologia dell’individuo, poiché ciò che per l’uno è nutrimento, per l’altro puo’ essere “veleno” (Paracelso).

 

 

Dott. Caterina Asmone

 

Bach-Y-Rita P1.,  Emerging concepts of brain function.   J Integr Neurosci. 2005 Jun;4(2):183-205.

Kercel SW , The endogenous brain.  J Integr Neurosci. 2004 Mar;3(1):61-84.

Kercel SW , The endogenous brain.  J Integr Neurosci. 2004 Mar;3(1):61-84.