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Riflessioni su pregi e difetti dell’alimentazione attuale.

2017-05-05

Sempre più in campo alimentare si assiste ad una lenta e progressiva presa di consapevolezza che qualcosa nella nostra alimentazione non funziona più. E se da un lato si comincia sempre più a correlare lo stile di vita e l’alimentazione con l’insorgenza di malattie gravi, dall’altro  si assiste all’aumentare soprattutto sul web di siti o di video che inneggiano al cambio dello stile di vita, fino alle situazioni più estreme del vegetarianismo o della dieta vegana, che pur vantando pregi, si allontanano comunque dalla nostra “Dieta Mediterranea”. Sì, la Dieta Mediterranea che dovrebbe a mio avviso invece far parte integrante della nostra cultura, avendo basi radicate nella vita e nel lavoro dei nostri predecessori, almeno fino ad una buona metà del secolo scorso, e che ci identifica dal punto di vista alimentare come “popolo italiano” Ma se ci addentriamo un po’ di più in questo succulento “argomento alimentare”, ci cominciamo a rendere conto che  l’ alimentazione attuale ha sfaccettature di ogni tipo, alcune già ben conosciute, altre invece meno note ai più. L’incremento dell’ingestione di alimenti animali ha visto passare per esempio da un consumo di 18 kg di carne bovina pro capite nel 1950 agli attuali 140 kg!!! Un segno di “benessere” che in realtà si è rivelato poi come fonte di “malessere”.  È ormai accettato infatti che un abuso di alimenti di origine animale sia correlato all’aumento di malattie come i tumori, e Ministero della Salute e Fondazione Umberto Veronesi, per citare due fonti autorevoli, hanno redatto delle linee guida a favore di una alimentazione equilibrata che forse dovrebbero essere più pubblicizzate dai mass media e da chi si occupa di salute pubblica, dalle scuole, ai pediatri e ai medici di famiglia.  Ma l’alimentazione attuale, ovvero gli alimenti di cui disponiamo oggi, nascondono molte altre insidie che non sono legate al tipo di alimento in se ma al tipo di conservazione. Ed ecco allora lunghe liste di additivi, conservanti e coloranti, consentiti dalla legge, ma che hanno una loro tossicità. Conoscere queste sostanze è un aspetto indispensabile per potersi al meglio destreggiare, poiché se è vero che è stato deciso che queste molecole non sono in genere dannose per l’organismo, è anche vero che a seconda dell’additivo in esame la tossicità varia e quindi diventa indispensabile non ingerirne oltre una certa quantità. E allora con gioia torniamo alla nostra colorata dieta mediterranea, godendoci in nostro piatto nazionale, un bello spaghetto al pomodoro e basilico! Ma…che delusione…anche qua l’insidia è dietro l’angolo.  Il grano!  Dagli anni ’70 il grano ha subìto una serie di modifiche e irradiazioni gamma fino ad arrivare alla specie attuale “nanizzata”, che consente una resa maggiore e una più facile raccolta.   Singolare è però il fatto che dalla comparsa sulle nostre tavole di farine e pasta derivate da questi nuovi grani, si è registrato un incremento costante dei casi di celiachia e di una nuova sindrome, denominata “intestino a colabrodo” , associato ad un allarmante aumento di intolleranze alimentari. Che fare allora?  Per cambiare le abitudini occorre molto impegno, ma una volta fatto il primo sforzo tutto sembrerà più facile, ma è fondamentale partire da una buona informazione. Preferire gli alimenti grezzi rispetto a quelli raffinati, i cereali in chicco rispetto alla pasta che non dovrebbe esser più assunta quotidianamente e magari trovare qualche agricoltore che ha ripreso a coltivare il grano di una volta. Mangiare pesce o carne non più di 2 volte a settimana, e non farsi mai mancare  frutta e verdura. Il tutto dopo aver svolto un po’ di attività fisica. Buon appetito!


Dott. Caterina Asmone




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